Con la Bce oppure contro la Bce?
I dirigenti del Partito democratico hanno superato le esitazioni di chi temeva, anche all’interno del partito, che la data di sabato prossimo non fosse adatta, vista a situazione in cui si trova il paese, per una grande manifestazione, e hanno deciso di confermarla. Uno sforzo organizzativo così imponente, che richiede anche un surplus di vigilanza contro provocazioni che sono più probabili in una fase di tensione tanto acuta, ha senso solo se il Partito democratico intende dire ai suoi sostenitori e al paese qualcosa di nuovo e di importante.
16 AGO 20

I dirigenti del Partito democratico hanno superato le esitazioni di chi temeva, anche all’interno del partito, che la data di sabato prossimo non fosse adatta, vista a situazione in cui si trova il paese, per una grande manifestazione, e hanno deciso di confermarla. Uno sforzo organizzativo così imponente, che richiede anche un surplus di vigilanza contro provocazioni che sono più probabili in una fase di tensione tanto acuta, ha senso solo se il Partito democratico intende dire ai suoi sostenitori e al paese qualcosa di nuovo e di importante.
Se Pier Luigi Bersani si limiterà a chiedere per l’ennesima volta le dimissioni del governo (com’è ovviamente nel suo diritto) lasciando in ombra tutti gli interrogativi che anche dall’Europa vengono rivolti alla maggiore forza di opposizione, avrà sciupato un’occasione importante. Tutti sanno che le dimissioni del governo non dipendono dalla dimostrazione di forza che l’opposizione può dare in piazza. La sua tenuta dipende dalla capacità o meno di fornire una risposta tempestiva alle esigenze poste dalla crisi, come ha ricordato Giorgio Napolitano, mantenendo unita la maggioranza su scelte dolorose ma necessarie.
Su quelle stesse scelte deve una risposta anche il Pd, specialmente ora che si dichiara interessato a sostenere un governo di transizione “a larghissima maggioranza parlamentare”. Anche su questo punto il Quirinale è stato chiarissimo: tutte le formazioni politiche responsabili debbono cooperare a riforme sulla traccia della lettera inviata dalla Banca centrale europea, da oggi presieduta da Mario Draghi. Sul merito di queste richieste, il Pd è stato finora diviso e vago. Se non cambierà atteggiamento, in una manifestazione così importante, l’Europa si convincerà che Bersani manifesta non solo contro Berlusconi, ma anche contro la Bce, e questo sarebbe un danno grave per il paese.
Lo slogan secondo cui Berlusconi “è il problema” può reggere in qualche comizio, ma non a un interrogativo elementare: che cosa vuole fare di meglio e di più l’opposizione per garantire le riforme necessarie, che restano dolorose e impopolari qualunque firma abbiano in calce. Se Bersani non sarà all’altezza della responsabilità nazionale che il suo ruolo e la sua funzione gli impongono, la manifestazione, nel migliore dei casi, sarà un’inutile esibizione di forza organizzativa come le tante organizzate senza effetto alcuno dalla Cgil.